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sab 19-06-2021 15:54:25 n.68, di Elide Apice

Le recensioni dei Lettori Itineranti: Il pane perduto di Edith Bruck

Le suggestioni di Angelo Miraglia

Brevi note sul libro " Il pane perduto" di Edith Bruck.
Ho aspettato un poco prima di scrivere queste note, quasi che la tempesta di emozioni e la grandinata di avvenimenti avesse bisogno di essere valutata in un tempo più distante.
Ho letto molti libri sulla Shoah e testimonianze quanto più varie, ma non ci si abitua all'orrore, non ci si deve abituare all'orrore. Nel pregevole libro di Edith Bruck la lettura scorre e gli avvenimenti vengono presentati in maniera lineare e conseguente, ci mostra non solo un prima ma anche un dopo del nazismo e del fascismo arrivando a domandarsi anche se non sia ancora finita la lotta contro le ingiustizie e le prevaricazioni che, nel suo caso, subito dopo la guerra ha subito nelle sue innumerevoli attività lavorative. 
Il libro però ha una sua forza nella descrizione dell'aberrazione umana durante la sua permanenza nei campi di sterminio con descrizioni di episodi molto toccanti.
La spinta alla sopravvivenza resta quella della possibilità di ricongiungersi agli affetti più cari, il padre e la madre in particolare.
La madre che, nel momento in cui vengono deportati, ha come preoccupazione più grande il pane appena lievitato e che, se non viene cotto, andrà irrimediabilmente perduto.
Vi è, dietro questo episodio, una metafora che lega il cibo alla condivisione dei valori, al momento di incontro, al sentirsi parte di una comunità (dal termine cum panis deriva il termine compagni).
Il libro racconta il dopo di molti sopravvissuti alla ricerca di un equilibrio difficilmente raggiungibile con la presenza incombente dei ricordi che, nei sogni o meglio negli incubi, tornano a farsi vivi ed a offuscare anche le piccole gioie di una vita ritrovata.
Non so, sinceramente, se il libro dovesse essere candidato al premio ma, dopo averlo letto credo che solo per il fatto che si sta perdendo la memoria di quello che è stato il fascismo ed il nazismo, è giusto che abbia il suo spazio nella letteratura italiana.

 

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